Il Circolo Nautico Cavo

Isola d'Elba nord est

Storia di Cavo

La posizione di Cavo come lembo dell’isola più vicino al “continente” ha reso da sempre questo luogo un punto di transito, accesso e stabilimento decisamente privilegiato.
Vi sono tracce di presenze antichissime su questo tratto di costa: tralasciando la preistoria, l’Elba come noto è stata la miniera per eccellenza di etruschi e romani, e lo stesso nome di Cavo (“Caput”, cioè capo o sporgenza, o “Cavus”, cioè incavato a forma di insenatura) denota chiara origine latina.
I resti della grande villa romana di epoca imperiale a Capo Castello rivela che sin dall’antichità i nostri antenati apprezzavano la bellezza naturale e panoramica del sito; e, del resto, la ricchezza mineraria e la sua fortunata collocazione al riparo naturale dai venti, lo hanno sempre reso un importante riferimento per tutte le rotte commerciali etrusche e romane che percorrevano il canale di Piombino. Del che è traccia di innumerevoli reperti di archeologia subacquea che emergono di frequente dalle sue acque.
La vita continuò ad esservi presente anche nel Medioevo, testimoniata dalle evidenze che ancora nel secolo scorso narravano di luoghi di culti cristiano nella località di San Bennato.
Davanti alle sue coste nel 1376 si inabissò, sorpresa da un’improvvisa tempesta, l’ammiraglia della flotta papale che riportava a Roma Gregorio XI alla fine del periodo storicamente noto come cattività avignonese.
Nulla di notevole sembra poi essere accaduto nei cinque secoli di vita di una piccola comunità dedita all’agricoltura ed alla pesca, fino a quando la storia registra una brevissima sosta clandestina di Giuseppe Garibaldi, prostrato dalla perdita di Anita e in fuga dagli austriaci dopo la caduta della Repubblica Romana.
Durante l’Ottocento la comunità di abitanti di case sparse si è lentamente trasformata in paese, passando da “campagna” di Rio Marina (allora sotto il Comune di Rio Elba) a vera e propria entità urbana e sociale autonoma, dotata di individualità e di forte spirito di appartenenza.
Hanno contribuito a questo processo, saldandosi agli abitanti, le famiglie riesi che si sono trasferite a Cavo e la famiglie di pescatori meridionali qui immigrate perché attratte sempre più stabilmente dalle risorse del mare, in un momento di incremento demografico e di micro sviluppo economico. Basti pensare che a quei tempi in Cavo erano insediate ben due fabbriche per l’inscatolamento del pesce.
La realtà mineraria ed il suo prepotente sviluppo tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento (che hanno portato l’Elba ad essere considerata, grazie agli altiforni di Portoferraio, il polo siderurgico più importante d’Italia) hanno caratterizzato la vita socio economica di Cavo e Rio Marina sovrapponendosi a qualunque altra attività, e segnando gli abitanti con la durezza del lavoro e con le tensioni delle prime – spesso spontanee rivendicazioni.
Come tutto il Paese, la popolazione cavese ha sofferto il dramma delle due guerre mondiali, pagando un pesantissimo tributo in termini di vite umane e di indicibili stenti, finché – faticosamente rigeneratisi negli anni della ripresa (i mitici anni sessanta) – è giunta fino ai tempi nostri.